Scilla - Panettone a Ferragosto

di Giuseppe Pugliese
Sento gorgogliare le bolle dello scarico rapido del gav mentre l'immagine della rocca di Scilla viene distorta dall'acqua che ricopre il vetro della mia maschera. 

Quando mi immergo in questo posto, lasciare la superficie con lo sguardo in alto è diventato quasi un rito. Un pò di pinneggiata lungo il pendio scosceso e pochi minuti dopo mi ritrovo inginocchiato sulla sabbia a -42 mt a contemplare estasiato una enorme paramuricea completamente colonizzata da gerardia savaglia. Eh già, è periodo di grandi emozioni questo. Dopo un paio di minuti spesi di fronte a quella meraviglia giro giro tondo intorno al Panettone o Montagna che dir si voglia. Le sue ipertrofiche e rare paramuricee giallo-rosse, i grappoli di claveline, gli idrozoi, la roccia ricoperta centimetro per centimetro ogni volta riescono a stupirmi. Un biologo marino con fotografo al seguito potrebbe ricavarne un compendio. Vado a visitare il gigantesco cerianto che emerge dalla sabbia a poca distanza dal monolite, casomai dovesse ingelosirsi delle mie attenzioni verso il falso corallo nero. Mi inoltro verso il basso, laddove una serie di grandi scogli ricoperti a loro volta di paramuricee bicolori lasciano spazio a delle splendide spaccature dalle quali vedo sbucare due cernie. Più in là la voragine pendente dello Stretto sparisce nel nulla. Io e Draghi, in assoluta solitudine siamo a -48. Corrente praticamente nulla. Le accurate previsioni effettuate per mezzo delle apposite tabelle di marea merendere (scennemo e se c'è corrente se n'annamo) si sono rivelate come al solito esatte :-))

Una occhiata al computer ed è tempo di risalire lungo il bordo della franata che confina con la sabbia. Cernie, cerniotte e dotti pascolano in quella zona. Un nutritissimo banco di piccoli saraghi mi passa ordinato davanti agli occhi. Guardo in alto ed enormi formazioni di pesce azzurro si muovono incrociandosi. Una di queste scarta improvvisamente da un lato, è in arrivo qualche predatore. E difatti una, due, dieci lecce sfrecciano in ordine sparso: bello spettacolo davvero.

Lemme lemme, sempre in solitudine di coppia, ci avviamo verso l'uscita dopo avere smaltito un pò di deco lungo il pendio. La sabbia diviene accecante, la profondità diminuisce. Ad un certo punto vedo un paio di pasciute gambe femminili  piantate nella sabbia: siamo arrivati. Proseguo fino ad un metro dal soggetto in questione, e memore di un episodio dei racconti di Calvino sbuco improvvisamente dall'acqua facendola indietreggiare spaventata :-))). 

Il fantastico silenzio sottomarino è terminato. La gazzarra vociante dello spiaggione di Scilla ignora che a pochi metri c'è un vero paradiso naturale.



 

 

Webmaster    Luigi Giaccio

Content Manager  Giuseppe Pugliese

Vietata la riproduzione di testi ed immagini

Ultimo aggiornamento 19 Febbraio 2007