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Sento
gorgogliare le bolle dello scarico rapido del gav mentre l'immagine della
rocca di Scilla viene distorta dall'acqua che ricopre il vetro della mia
maschera.
Quando mi immergo in questo posto, lasciare
la superficie con lo sguardo in alto è diventato quasi un rito. Un pò di
pinneggiata lungo il pendio scosceso e pochi minuti dopo mi ritrovo
inginocchiato sulla sabbia a -42 mt a contemplare estasiato una enorme
paramuricea completamente colonizzata da gerardia savaglia. Eh già, è periodo di grandi emozioni questo. Dopo un paio di minuti spesi di fronte
a quella meraviglia giro giro tondo intorno al Panettone o Montagna
che dir si voglia. Le sue ipertrofiche e rare paramuricee giallo-rosse, i
grappoli di claveline, gli idrozoi, la roccia ricoperta centimetro per
centimetro ogni volta riescono a stupirmi. Un biologo marino con fotografo
al seguito potrebbe ricavarne un compendio. Vado a visitare il gigantesco
cerianto che emerge dalla sabbia a poca distanza dal monolite, casomai
dovesse ingelosirsi delle mie attenzioni verso il falso corallo nero. Mi
inoltro verso il basso, laddove una serie di grandi scogli ricoperti a
loro volta di paramuricee bicolori lasciano spazio a delle splendide
spaccature dalle quali vedo sbucare due cernie. Più in là la voragine
pendente dello Stretto sparisce nel nulla. Io e Draghi, in assoluta
solitudine siamo a -48. Corrente praticamente nulla. Le accurate
previsioni effettuate per mezzo delle apposite tabelle di marea merendere
(scennemo e se c'è corrente se n'annamo) si sono rivelate come al solito
esatte :-))
Una occhiata al computer ed è tempo di
risalire lungo il bordo della franata che confina con la sabbia. Cernie,
cerniotte e dotti pascolano in quella zona. Un nutritissimo banco di
piccoli saraghi mi passa ordinato davanti agli occhi. Guardo in alto ed
enormi formazioni di pesce azzurro si muovono incrociandosi. Una di queste
scarta improvvisamente da un lato, è in arrivo qualche predatore. E
difatti una, due, dieci lecce sfrecciano in ordine sparso: bello
spettacolo davvero.
Lemme lemme, sempre in solitudine di
coppia, ci avviamo verso l'uscita dopo avere smaltito un pò di deco lungo
il pendio. La sabbia diviene accecante, la profondità diminuisce. Ad un
certo punto vedo un paio di pasciute gambe femminili piantate nella
sabbia: siamo arrivati. Proseguo fino ad un metro dal soggetto in
questione, e memore di un episodio dei racconti di Calvino sbuco
improvvisamente dall'acqua facendola indietreggiare spaventata
:-))).
Il fantastico silenzio sottomarino è terminato. La gazzarra vociante dello spiaggione di Scilla
ignora che a pochi metri c'è un vero paradiso naturale.
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