Ils sont fous ces romains... testi e foto di...
 
Chiara reggicorradus

alias Chiara Simeoni

Corradus clarinensis

alias Corrado Mascia

   Eccoli. Sbarcati da una OpelCorsa, che pare una jeep con il vernissage della Parigi-Dakar. Due dita di terra africana per via della pioggia di quattro giorni fa, certo non perche' se la siano andata a prendere dall'altra parte del Mediterraneo. Scendono attrezzati di tutto punto e vengono proprio qui, al mio diving. D'altronde mio padre me l'aveva avvisato: a gestire un diving si corre il rischio di incontrare gente strana...
   Uno dei due ha persino la maschera di scorta. Sicuro che e' uno di quelli che poi monta l'erogatore a l'envers, o che solo in acqua si ricorda che la zavorra va vestita e non lasciata sulla barca a fare mostra di se'. L'altra -mi riferisco alla riccia- punta subito la boutique e sceglie i guanti in funzione dell'abbinamento col colore della muta. Gia' immagina di cucirci sopra un pizzo o un merletto. O qualsiasi cosa che li faccia divenire un po' fru-fru e non disgustosamente essenziali come escono dalla fabbrica di produzione.
   Ils sont fous ces romains...
   Una chioma simile a quella di un Anemone di mare. Se ogni riccio e' davvero un capriccio, povero chi se la pija. Lui di capricci non ne ha. O forse si'. Sono i capelli che mancano. Anche se continua a sostenere che sia una sua decisione il taglio ...come dire... drastico.
   Raccontano storie poco credibili. Immersioni a centinaia di metri nei pressi delle Isole Tremiti, in cui hanno sfidato e battuto una compagnia di squali. A forza 4. Lei afferma di aver imparato l'arte della shaolin-subacquea da chi l'ha insegnata a Cousteau, Majorca, Mayol e Harpo Marx. Lui continua a far riferimento al suo istruttore: "Peppe dice cosi', cosa', cosu', cosgiu'...": Quando gli chiedo: "Peppe... qui?", me lo indica in una specie di santino che tiene gelosamente custodito nel LogBook. "Mon maitre..." biascica in un francese stentato. E rimane a contemplare l'immagine per una decina di minuti.
  Ils sont fous ces romains....
   Ma si! Mollo tutto e tiro su un bell'allevamento. Quella si' che e' vita. La mattina mi alzo presto, mi sparo un bel pain au chocolat, due-trecento madelaines alla salute di Proust. Poi monto gav ed erogatore e vesto i pesi (e cerco di non lasciarli sulla barca come faccio di solito...). Carico la bombola sulle spalle. Mi butto in acqua e vado alla mungitura. Non so nulla di come si faccia, ne' so niente della pastorizzazione del latte. Mi domando se occorrera' un pascolo particolare per le mie mandrie. E i campanacci? Non so. Chiedero' a Peppe. Lui lo sa di sicuro. Mi sapra' anche dire qual e' il miglior pesce cane da pastore.
   Comunque e' deciso. Con tutte le vacchette che ci sono qui nel mare di Nizza, devo assolutamente aprire un allevamento...
 
No, dico. Io sto li', tranquillo, a sbranarmi una bella spugnotta pasciuta e questo si presenta, con tutte le sue bolle, e con quegli occhioni che mi scrutano come fossi un essere dell'altro mondo. Occhei. Vesto sgargiante: una tutina blu con le strisce gialle. E' un ticchio di noi nudibranchi: un certo gusto per l'esibizionismo. Mica siamo come gli scorfani che fanno di tutto per mischiarsi con la tappezzeria che li circonda... A me piacciono i colori, i miei: blu e giallo. E non ho altri vizi: non fumo, non bevo, non vado a donne. E poi sono piccolo, minimo, minuscolo. Mi passa davanti, non mi nota, poi si gira, ritorna, guarda vicino. Io trattengo il fiato, mi faccio piu' piccolo ancora. Magari non ci fa caso... E invece -eccolo!- m'ha beccato. Ora e' sicuro che mi scarica una bella storciata come fanno tutti. Almeno c'e' il vantaggio che m'abbronzo un po', che qui sott'acqua di sole ne arriva proprio poco. No... che fa?! Allunga la mano... aiuto! Mi prende. In venti secondi faccio piu' strada di quanta ne abbia fatta in tutta la mia vita. Mi porta cinque metri piu' in la', dove ci sono altri due occhi, e altre bolle. Anche questa qui mi scruta, sorride. Ma che c'avranno mai da guardare? Mai visto un doride tricolore?
Mi e' parso di vedere un movimento, li', su quella roccia. Controllo. C'e' solo una spugna, una di quelle che si manderebbero via solo col Viakal. Pare una Spirastrella. Arancio, con i suoi corridoi intricati e intriganti. Tutto fermo. Sara' stata solo un'impressione. Mi accingo a riprendere la nuotata, quando, piano piano vedo la spugna muoversi... aprirsi. Una spugna semovente?! Mutazione genetica?
Ci vado vicino, si richiude di scatto. Ha aperto la finestra, ha guardato, mi ha visto e ha esclamato tra se' e se': "E' ancora qui!" e subito... CLUNK! ha richiuso a chiave l'entrata di casa. Allora capisco... altro che Spirastrella... questo e' un bellissimo esemplare di Crambe crambe, avvolto su di un qualche bivalve (dicono che in genere si tratta di un'Arca di Noe', ma come fai a riconoscerlo con quella corazza arancione indosso?). E' il mollusco che apre e chiude, altro che una spugna semovente! Mi fermo ed aspetto, la porta si riapre. Saluto il mollusco (che non vedo, ma so essere la') e me ne vado via con un paio di foto di ricordo...
 
 
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Ultimo aggiornamento 3 Gennaio 2007