Ammiraglio Millo

Cronaca di una immersione molto speciale

Testo e foto di Giuseppe Pugliese

Text Box: Carla in decompressione  1  
Mentre affondiamo nel silenzio del blu assoluto lungo la esile cima del nostro pedagno, come mi capita ogni volta cerco di immaginare cosa vedrò da li a poco, la materializzazione di quella macchia indistinta che un quarto d'ora prima era sullo schermo dello scandaglio. La cima, tesa all'inizio della discesa, inizia a curvare mentre le cifre del profondimetro volano rapidamente oltre i 50 mt. Ancora pochi secondi e poi sotto di noi una immane distesa di fango con il pesante pedagno desolatamente poggiato sul fondo. Il brivido della immersione mancata mi scorre per un attimo lungo la schiena. Ma e' solo un attimo. La visibilità non è eccezionale, inferiore ai 10 mt, ma quella sagoma davanti a noi è troppo grande per non essere visibile.
Emozione è la parola giusta. E nel caso dei sommergibili, non so perchè, è una emozione particolarmente forte, forse perchè mi vengono in mente le storie drammatiche che raccontano la vita di quegli uomini spesso destinati ad una morte tremenda.
 

E chissà, una di quelle tante storie che leggiamo sui libri, alcune supportate da testimoni miracolosamente sopravvissuti, racconta forse anche gli ultimi attimi di quei 57 ragazzi che riposano da 66 anni in fondo al mare di Calabria, a due miglia da Punta Stilo.
L'Ammiraglio Millo, uno dei quattro sommergibili della classe Ammiragli,  gioiello tecnologico della Regia Marina, mentre navigava tranquillo verso Taranto è stato colpito dal sommergibile inglese Ultimatum il 14 marzo del 1942 ed è affondato rapidamente. Solo 14 membri dell'equipaggio, probabilmente i più vicini alla coperta, si sono salvati. Per gli altri nulla da fare. Per lunghi decenni del relitto del  Millo non si è più saputo nulla nulla. La sua posizione ufficiale di affondamento così come risulta dai registri della Marina pare fosse errata e per questo motivo non è stato scoperto prima. Come spesso accade i pescatori si sono accorti che in quel punto c'era qualcosa sotto ed alcuni sommozzatori locali lo hanno scoperto nel 2006.

L'emozione che ci accompagna è ancora più grande se penso che io e Carla siamo fra i pochi, pochissimi subacquei (pare non più di 20) che hanno avuto il privilegio di visitare questo fantastico relitto. Carla è addirittura la seconda donna ad immergersi sul Millo.

Iniziamo a pinneggiare verso la grande sagoma e poco alla volta si materializzano le strutture del sommergibile, completamente intatto, in assetto di navigazione e sbandato a sinistra. Siamo a 67 metri circa, il fondale è qualche metro in basso e c'è parecchia sospensione. La prima volta che vai su un relitto del genere commetti l'errore, se di errore si tratta, di volerlo visitare tutto, anche perchè non sai quando puoi tornarci.

Ti perdi inevitabilmente i particolari. Il giro che facciamo è completo, passando sopra la chiglia sul lato di dritta dove si notano i bocchettoni aperti delle zavorre, segno probabilmente di un disperato tentativo di immersione rapida. E poi, sempre a dritta verso prua, uno squarcio, segno inconfondibile di un siluro che ha colpito lo scafo. Giriamo intorno alla prua, coperta di reti, e siamo intorno ai 71 mt. Cerco di identificare uno dei tubi lanciasiluri con un siluro armato che sporge (racconto dei sommozzatori locali) ma non ci riesco. Pare che l’equipaggio si fosse accorto dell’attacco ed avesse tentato di armare alcuni dei 14 tubi in dotazione. Il tempo passa inesorabile ed abbiamo fretta di terminare il giro. Inizia la parte più interessante del relitto, quella del ponte di coperta, con nugoli di anthias che avvolgono tutto. Il sedimento è impalpabile e ricopre tutte le strutture. Una bitta, la struttura a scacchiera che reggeva il paiolato in legno del ponte. E poi la torretta sbandata, il cannone di poppa. Scatto molte foto ma le condizioni sono difficili: poca luce e sospensione le rendono buone solo come foto ricordo, ma e' quello che mi serve. Siamo a 18 minuti e mi rimane solo il tempo per avvicinarmi alla poppa affusolata, affiancata dall'asse dell'elica di dritta: l'altro, elica compresa, è immerso nel fango. Rimango stupito dalla dimensione dell'elica tripala. Mi pare così piccola per spingere un bestione di quasi 90 mt, ma poi mi ricordo che i criteri di progettazione per i sommergibili rispondono a ben altre esigenze rispetto alle navi.

E' tempo, come sempre a malincuore, di andare via. Fra l'altro vuoi per l'emozione, vuoi per la ingombrante macchina fotografica da portare a spasso in una fastidiosa correntella, i consumi sono elevati. Stacchiamo dal fondo in perfetta sincronia con il piano d’immersione e cerchiamo di recuperare la cima di risalita. Avremmo dovuto piazzarci una luce stroboscopica per renderla più  localizzabile nell’acqua scura e poco limpida ma confidiamo nel nostro senso dell'orientamento. Nisba, niente cima, poco male, iniziamo la risalita in libera cercando di mantenere il più possibile la verticale del relitto: la nostra imbarcazione di appoggio è preparata a questo e segue libera le bolle in superficie mentre il pedagno con relativa boa è staccato dalla barca. Intorno ai 40 mt, la nostra scelta di mantenere la verticale, sommata ad un pochino di corrente e condita da un millo1small.jpgpo' di fattore C :-) ci fa incocciare nella cima di risalita.

Terminiamo la decompressione e via, tutti fuori con entusiasmo a mille. Una immersione fra le più belle e particolari della mia carriera subacquea, il mio secondo sommergibile dopo il Sebastiano Veniero.

Ci avviciniamo verso riva. La costa ionica di fronte a Badolato ed in vista di punta Stilo è quasi deserta. Pochissimi ombrelloni ed un mare maldiviano: non ci resta che fare un bel bagno e crogiolarci nel ricordo di quella discesa entusiasmante nel blu.


 

Nota: le caratteristiche tecniche e le immagini del Sommergibile Ammiraglio Millo sono reperibili su questi siti:

http://www.regiamarinaitaliana.it/Millo.html

http://www.regiamarinaitaliana.it/Smg%20classe%20Ammiragli.html